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L’analisi del dibattito giuridico scaturito dai recenti approfondimenti, tra cui le riflessioni del professor Stefano Ceccanti (oggi su La Stampa) e l’esame dei presupposti costituzionali, impone una riflessione rigorosa sulla tutela delle istituzioni di vertice della nostra Repubblica. Il fulcro della questione risiede nella tenuta dei presupposti di fatto che hanno istruito il provvedimento di grazia: la dottrina costituzionalista chiarisce che, qualora un atto poggi su elementi non veritieri, si ricade nell’alveo della nullità per violazione dei principi generali, aprendo la strada a un iter di revoca a tutela della correttezza del procedimento stesso.
In questo scenario, è prioritario agire con massima celerità per definire la vicenda, innanzitutto per proteggere la figura del Presidente della Repubblica e il prestigio del Quirinale. La Magistratura e gli organi inquirenti, in tutte le fasi del procedimento, hanno il compito di fare piena luce sulla veridicità delle istanze presentate, garantendo che l’esercizio del potere di clemenza non sia stato indotto in errore da rappresentazioni dei fatti infondate, preservando così l’altissimo magistero di Sergio Mattarella da qualsiasi strumentalizzazione.
Restituire dignità all’istituto della grazia significa riaffermarne la natura di extrema ratio per scopi umanitari, evitando che la nobile tutela della disabilità possa essere utilizzata impropriamente come pretesto per svuotare le carceri al di fuori dei percorsi legali ordinari. Difendere la trasparenza di questo iter significa difendere l’immagine del Paese e l’integrità delle sue massime istituzioni, affinché la clemenza resti un atto di eccezionale valore morale, immune da ombre procedurali. SI FACCIA CHIAREZZA SUBITO.
Francesco Alberto Comellini – Vicepresidente Osservatorio Permanente sulla Disabilità OSPERDI ETS