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Roma, 30 aprile 2026.
Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Permanente sulla Disabilità (Osperdi Ets), in occasione della Festa dei Lavoratori del primo maggio, rende noto che dall’esame dei dati del XXVII Rapporto Cnel 2026, posti in comparazione con le evidenze del 2025, si delinea un quadro in cui il diritto al lavoro per le persone con disabilità sconta un perdurante ritardo strutturale.
Il mercato occupazionale si conferma fortemente discriminatorio e distante dagli standard europei di inclusione, rendendo di fatto inesigibile il diritto all’occupazione e lasciando incompiuta la cittadinanza di questa fascia di popolazione.
L’analisi dei dati ci impone una riflessione sociologica e politica ineludibile. Per le persone con disabilità, sistematicamente estromesse dal mercato occupazionale, la giornata del primo maggio costituisce l’amara constatazione di un diritto negato . Celebrare il lavoro in un contesto di strutturale inaccessibilità trasforma una garanzia costituzionale in un privilegio per pochi. L’esclusione dall’occupazione produce povertà materiale e priva l’individuo della propria identità sociale e della piena partecipazione democratica. Questa dinamica svuota di significato i principi fondanti della nostra Costituzione, rendendo la ricorrenza il simbolo di una frattura civile ancora da sanare.
I dati del 2026 confermano una sostanziale stagnazione dell’integrazione occupazionale. Il tasso di occupazione delle persone con disabilità con gravi limitazioni funzionali si colloca intorno al 35 per cento, registrando uno scostamento del tutto marginale rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. Tale livello si scontra con il tasso di occupazione della restante popolazione senza disabilità, superiore al 63 per cento, delineando un divario che le attuali politiche attive faticano a ricomporre. La carenza di accomodamenti ragionevoli all’interno delle aziende continua a rappresentare la principale causa di ritiro precoce dal mercato del lavoro, impedendo la stabilizzazione dei percorsi professionali.
In questo contesto, l’analisi incrociata del biennio evidenzia una gravissima criticità riguardante le donne con disabilità, vittime di una documentata triplice discriminazione. Le evidenze del Rapporto Cnel 2026 certificano che esse incontrano barriere di accesso nettamente superiori rispetto agli uomini, vengono relegate in mansioni a bassa qualificazione nonostante un livello di istruzione spesso più elevato e subiscono una pesante disuguaglianza retributiva a parità di mansioni. L’inclusione lavorativa si dimostra ulteriormente fragile per la componente femminile, la cui emancipazione economica resta bloccata.
Un ulteriore allarme emerge dalla condizione dei giovani. Le stime, avvalorate dai rilievi Inapp citati nel documento Cnel, indicano che oltre il 60 per cento dei giovani con disabilità si trova in una condizione di inattività. L’inadeguatezza del sistema disciplinato dalla Legge 68 del 1999 si manifesta nella persistente incapacità di far dialogare le accresciute competenze dei giovani con le richieste del tessuto produttivo. I servizi di collocamento mirato continuano a intercettare prevalentemente posizioni in ruoli a bassa qualificazione, disperdendo il capitale umano e ostacolando i percorsi di autonomia. Questo Osservatorio ritiene indispensabile ed urgente una riforma strutturale dei servizi per l’impiego e l’integrazione del tema nella contrattazione collettiva, affinché l’inclusione lavorativa diventi una leva strategica per lo sviluppo economico dell’intero Paese.
Il Comitato Tecnico Scientifico – Osperdi Ets